
L'asfalto era deserto: c'eravamo solo io e il vento; le risaie invece erano piene di vita.
Guidavo verso la bassa, dove un cielo cupo proiettava fulmini e prometteva grandine, ma io mi ero già persa a guardare gli aironi e le pavoncelle, coi ciuffi spettinati dalle folate improvvise.
Nuvole nuove all'orizzonte avvisavano che intanto, laggiù, il temporale si stava smorzando: erano i “Cumulonimbus mamma”, l'ultimo spettacolo che mi regalava la giornata.
Sono arrivata un bel po' di tempo dopo a destinazione: mi ero risparmiata tempesta e acquazzoni.
I Cumulonimbus mamma sono le mie nuvole preferite -esiste qualcun altro che ha le sue nuvole preferite o solo io?- ogni volta che le vedo mi sorprendo imbambolata, col naso all'insù. Le loro protuberanze arrotondate se ne stanno per lo più appese sotto nubi temporalesche ma anche se spesso accompagnano forti temporali, non producono maltempo.
Forse d'istinto ho scelto questo racconto e questa immagine perché di acqua, qui in Piemonte, abbiamo bisogno e oggi finalmente scende una pioggia leggera. Certo non mi auguro i temporali disastrosi che ultimamente ci piombano dal cielo, ma ci siamo capiti.
La verità è che vorrei l'uovo e la gallina: pioggia sì, ma anche un meteo dignitoso per le mie escursioni.
Ma come dice il proverbio, al meteo non si comanda (uhm, forse non era proprio così però…) e in fondo la natura ci riserva meraviglie anche quando il cielo non è sereno: basta saperle apprezzare.
Questo articolo l'ho pensato per la mia newsletter, Cartoline selvatiche.
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