
Era una sera di fine luglio del 2020; sembrava impossibile che quell’anno potesse anche farci un bel regalo e invece era arrivata la cometa Neowise. Volevo a tutti i costi una sua foto insieme al Monte Rosa, peccato che non avessi la più pallida idea di come fare.
Nella mia inquadratura ideale la sua doppia coda da favola si inarcava -folta- sul massiccio e i suoi ghiacciai, immersa in un mare di stelle luccicanti.
E invece.
La foto migliore della serata è uno scatto dal parcheggio affollato, che poi era stata tutta una tribolazione. Non vedevo niente nel mirino per il buio e l'umidità assurda che appannava l'obiettivo di continuo; intanto combattevo nugoli di zanzare affamate: mi ci è voluta mezz'ora di foto ectoplasmatiche, grattarola e improperi per capire che era colpa della condensa e non della messa a fuoco a sentimento.
Eppure me ne stavo lì, col naso per aria: vinta dall'incantesimo di quella pennellata nel cielo, sbuffo luminoso appeso fra le stelle, effimero e pieno di magia.
Palle di neve sporca: negli anni ’50 del Novecento l’astronomo statunitense Fred Wipple ipotizza che le comete siano composte da acqua ghiacciata, rocce e polveri; da allora quel modello è noto proprio come dirty snowball ed è stato successivamente confermato anche da evidenze sperimentali.
Ora io ci rimango un po’ male a dover liquidare così un fenomeno tanto suggestivo, soprattutto se penso che ho passato quattro sere di fila a fotografare la palla di neve impolverata per ottenere l'agognata immagine col mio amato Monte Rosa (ecco, se a questo punto ti venisse in mente di dirmi che sono solo sassi e ghiaccio anche lì, fai pure finta niente eh). Le ricerche scientifiche però ci fanno scoprire altre cose affascinanti, per esempio che durante la formazione del Sistema Solare molte comete si sarebbero schiantate contro i pianeti in formazione: una parte dell’acqua degli oceani potrebbe arrivare da lì. Non solo: esiste l’ipotesi che le comete possano aver fornito le sostanze chimiche organiche che hanno portato alle forme di vita primordiali.
Sembra proprio che le palle di neve sporca abbiano ancora storie interessanti da rivelare.
Questo articolo l'ho pensato per la mia newsletter, Cartoline selvatiche.
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