
Avevo esplorato tutta la valle e le zone vicine, su e giù con le carte geologiche, per preparare l’ultimo esame prima della laurea: era il 2005, Geologia Regionale.
Era stato tutto perfetto se non per l’ultima domanda: in che direzione esce l’emissario del Lago d’Orta? Ché il Nigoglia se ne va a Nord, contro ogni aspettativa: e io non me lo ricordavo. Ovviamente da allora me lo ricordo benissimo!
Nel frattempo la lettura delle carte avevano confermato le voci che sentivo da piccola: che ci fossero stati dei misteriosi “vulcani” si raccontava già nelle storie di paese, ma la vicenda era molto più complicata e interessante.
Non avrei mai immaginato che le antiche rocce della bassa Val Sesia si fossero formate con un'eruzione vulcanica esplosiva e fuori dal comune, né tutto quello che avrei imparato poco tempo dopo.
La prima volta che ne abbiamo sentito parlare
È stato nel 2009 che in Valsesia si è iniziato a parlare del cosiddetto Supervulcano del Sesia. I due geologi che con le loro ricerche hanno saputo decifrarne le origini sono James E. Quick della Southern Methodist University di Dallas e Silvano Sinigoi dell’Università di Trieste.
Nel mese di luglio hanno pubblicato l’articolo scientifico e in ottobre hanno divulgato al pubblico la sua storia: eccola qui.
Potrebbe iniziare con “C’era una volta, 300 milioni anni fa…” ma certo non è facile immaginare l’aspetto del nostro territorio come appariva in un tempo così lontano: dovremmo stirare le Alpi e muovere i continenti, cancellare specie viventi e dimenticare l’esistenza dell’uomo.
Se potessimo fare tutto questo in Valsesia, con un salto all’indietro di milioni di anni, ci ritroveremmo nel bel mezzo di un’area vulcanica attiva più o meno intorno a 290 milioni di anni fa, la cui attività terminò con un’eruzione straordinaria. L’antico vulcano è ormai fossile ma le rocce che si sono formate in seguito alla sua attività sono tuttora visibili in una zona che, oltre a comprendere la metà inferiore della Valsesia, include anche parte della Valsessera e del Biellese occidentale, fino a toccare il lago Maggiore.
Com’è iniziata, e com’è finita
Tutto è iniziato dalla risalita di magma dalle profondità del mantello, una zona profonda del
nostro Pianeta.
Questo innescò una serie di processi a catena che determinò un’attività vulcanica lunga circa dieci milioni di anni. Poi tutto finì all’improvviso e rapidamente, con una possente eruzione esplosiva che durò una settimana o forse un solo giorno. Fu letteralmente un finale col botto: il tetto della camera magmatica crollò e furono emesse centinaia di chilometri cubi di materiale piroclastico; si tratta di uno dei più violenti eventi geologici conosciuti, dove l’eruzione e il collasso del sistema formarono una depressione, detta caldera, di circa 15 km di diametro.
In seguito i movimenti della crosta terrestre che hanno causato la formazione delle Alpi, iniziata circa 60 milioni di anni fa, ripiegarono la parte di crosta che comprendeva anche il complesso vulcanico, ormai inattivo da parecchi milioni di anni, portandone alla luce le parti più profonde.
Ed è per questo che oggi fra Balmuccia e Prato Sesia possiamo camminare su rocce che si trovavano sotto il supervulcano fino a profondità di almeno 25 chilometri e vederle con i nostri occhi, come se viaggiassimo viscere del sistema di alimentazione.
E adesso?
Questo è l’unico posto al mondo in cui, grazie al ripiegamento della crosta terrestre, sono visibili tutte le strutture di un sistema vulcanico, da quelle che erano più profonde a quelle più superficiali.
Qui i ricercatori possono studiare strutture altrimenti invisibili, integrando così le conoscenze derivate da studi indiretti di zone attive. E per chi non è un addetto ai lavori è affascinante pensare alla storia del nostro territorio mentre percorre i suoi sentieri: una storia antichissima e sorprendente, narrata da rocce che hanno visto passare milioni di anni e milioni di passi.
Per la sua grande rilevanza geologica l’area del supervulcano ora fa parte del Sesia Val Grande UNESCO Global Geopark, nato proprio a partire da questa scoperta e riconosciuto nel 2013: il geoparco comprende tutta la Valsesia, la Valle Strona e il Parco Nazionale della Valgrande: qui diciamo che sono luoghi “dove la pietra diventa cultura”.
Qui, passo dopo passo, si svela il legame invisibile che ci lega al Pianeta Terra.
Da allora non ho mai smesso di raccontare la storia dell’antico vulcano che per anni si era nascosto, scrivendone e accompagnando sulle sue rocce antiche i passi di chi vuole scoprirla.
Fonti
• Quick J., Sinigoi S. et al, Magmatic plumbing of a large Permian caldera exposed to a depth of 25 km (2009), Geology, July 2009; v. 37; no. 7; p. 603–606.
• Mazzucchelli M., Quick J.E., Sinigoi S., Zanetti A., Giovanardi A. (2013); Igneous evolutions across the Ivrea crustal section: the Permian Sesia Magmatic System and the Triassic Finero intrusion and mantle; Goldschmidt Conference – Florence, Italy – GFT - Geological Field Trips
• Quick, J. E., Sinigoi, S., Snoke, A. W., Kalakay, T. J., Mayer, A. & Peressini, G. (2003). Geologic map of the Southern Ivrea^Verbano Zone, Northwestern Italy. US Geological Survey I-Map 2776.
• Silvano Sinigoi, 2009, Corso di formazione per insegnanti e operatori didattici e turistici
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